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Scuola, il counsellor alle prese con le crisi comportamentali – di Cristiano Draghi

Allo sportello di ascolto qualcosa è cambiato. Infatti nel corso del mio ultimo anno di sportello in un istituto comprensivo, su un totale di 123 ore d’intervento rivolte a studenti delle secondarie di primo grado e a docenti, genitori e personale Ata, ben 31 ore sono state impiegate a sostegno di insegnanti e in alcuni casi di genitori alle prese con serie crisi comportamentali degli studenti, in misura decisamente superiore rispetto agli anni passati.

In particolare sono stati segnalati e seguiti, limitatamente alle competenze del counsellor, nove casi diversi tra scuole dell’infanzia, primarie e  secondarie di primo grado – le quali hanno richiesto incontri, riunioni, colloqui, call e risposte a messaggi e alcuni interventi mirati in classe.

Per capirci, si tratta di bambini e ragazzi che sembrano incapaci di relazionarsi correttamente con gli altri, docenti e compagni, e reagiscono con violenza – urla, offese, parolacce, spinte, pugni, calci, perfino morsi, senza parlare dei banchi rovesciati – anche alle più piccole frustrazioni, apparendo talvolta incontenibili senza l’intervento di più persone.

Una sfida forse non nuova ma almeno in apparenza crescente, alla quale sono chiamati sempre di più a partecipare anche i counsellor. Per far questo nel modo migliore è a mio parere fondamentale che il counsellor mantenga anzitutto ben distinte le proprie competenze da quelle di altri esperti, puntando al lavoro in équipe e rimandando ad altre figure come dirigenti, gli stessi docenti, gli educatori, gli psicologi, i neuropsichiatri infantili fino agli assistenti sociali tutto ciò che è di loro competenza.

Cuore del nostro intervento resta un ascolto attento e comprensivo, al quale il counsellor di orinetamento psicosintetico è preparato, rimanendo più saldi possibile anche nei momenti più difficili, sostenendo docenti e genitori in scelte talvolta molto dolorose (un caso per tutti: la richiesta di intervento dei servizi che costringe tutti a dichiarare di non potercela fare da soli), ma anche aiutando gli insegnanti – sono poi loro le vere figure in prima fila – a sopportare uno stress che sembra minare la loro professionalità, la loro autonomia didattica e il loro controllo sulle classi; perché, come afferma in uno studio pilota sull’argomento Gianluca Amatori, professore di pedagogia e didattica dell’inclusione, “di fronte a disturbi comportamentali estremi, gli insegnanti possono sperimentare un processo di ostilità iniziale (perché percepiscono i problemi come particolarmente severi e impegnativi), motivati, inoltre, da una mancanza di risorse all’interno del sistema scolastico in grado di fornire strategie e supporti adeguati”.

Insomma, è possibile dare una mano utilizzando le normali competenze della nostra professione arricchite però dallo studio, prima e durante gli interventi, di alcuni strumenti come:

  • i “Patti educativi di corresponsabilità” esistenti in tutte le scuole e sottoscritti dalle scuole stesse, dai genitori e dagli alunni;
  • le “Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di Bullismo e del Cyberbullismo” emanate dal Ministero dell’Istruzione – che consentono di capire quando le crisi comportamentali sfociano, appunto, in fenomeni di bullismo e/o cyberbullismo che richiedono interventi specifici, a partire dal coinvolgimento del team anti-bullismo della scuola;
  • i “Suggerimenti operativi per la stesura del piano di prevenzione e di gestione delle crisi comportamentali a scuola” proposti nel 2017 dall’ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna – ma ovviamente  utili a tutto il mondo scuola anche al di fuori di quella regione.

E se ci si chiede come sia finita nel mio caso, a termine dell’attività e dell’anno scolastico in sette casi gli insegnanti riferiscono di miglioramenti, anche se in alcuni casi lievi o lievissimi, mentre in due casi la situazione pare rimasta sostanzialmente stabile. Un segno più, al quale il counselling ha contribuito.

Fonti
https://rivistedigitali.erickson.it/integrazione-scolastica-sociale/archivio/vol-19-n-2

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